Pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare: strumenti di giustizia sostanziale si affacciano nel "far west" tra GDO e produttori

Articolo di Luigi Fino sulla nuova Direttiva Europea in materia di pratiche commerciali scorrette nel settore agroalimentare

Pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare: strumenti di giustizia sostanziale si affacciano nel

Approvata il 12 marzo una nuova Direttiva europea che mira a proteggere gli agricoltori dalle pratiche commerciali scorrette. Per la prima volta i produttori saranno tutelati rispetto a dieci prassi giudicate sleali e sempre vietate, mentre ulteriori sei pratiche commerciali saranno autorizzate solo se soggette ad un accordo preventivo tra le parti interessate, purché sia chiaro e privo di ambiguità.

La direttiva intende migliorare il funzionamento della filiera agroalimentare e proteggere gli agricoltori sul mercato vietando pratiche commerciali ritenute sleali.  Al solo fine di comprendere l’importanza del provvedimento in questione, si riportano qui di seguito le più importanti pratiche commerciali  inserite nella c.d. black list e quelle inerite nella c.d. grey list. Ad essere sempre vietate sono pratiche come, ad esempio, i pagamenti tardivi per i prodotti alimentari deperibili; la cancellazione degli ordini all'ultimo minuto; le modifiche unilaterali o retroattive ai contratti; il rifiuto dell’acquirente di firmare accordi scritti; l'obbligo imposto al fornitore di pagare per il deterioramento di prodotti già venduti e consegnati all’acquirente; nonché l’imposizione dell’acquirente di pagamenti per servizi non correlati alla vendita del prodotto. Appare importante, al fine di dare effettività alla norma, il fatto che sia stata espressamente prevista come pratica scorretta anche la sola minaccia – da parte dell’acquirente – di una ritorsione commerciale  nel caso in cui il fornitore si voglia avvalere dei diritti derivanti da questa Direttiva.

Altre pratiche, invece, sono ammesse, ma solo se soggette ad un accordo iniziale tra le parti, chiaro e privo di ambiguità. Fra queste, ad esempio, quelle per cui l'acquirente restituisce a un fornitore i prodotti alimentari invenduti o impone al fornitore un pagamento per garantire o mantenere un accordo di fornitura relativo a prodotti alimentari. 

La Direttiva prevede, altresì, l'obbligo di designare un'autorità pubblica responsabile di garantire l'applicazione delle nuove norme e di avviare indagini autonomamente o sulla base di denunce, nonché di imporre sanzioni proporzionate e dissuasive in caso di accertata violazione.

Le nuove norme si applicano a qualsiasi soggetto intervenga nella filiera agroalimentare che abbia un fatturato fino a 350 milioni di euro, con livelli differenziati di protezione per i soggetti che sono al di sotto di tale soglia.

Le nuove disposizioni si applicheranno, altresì, alle imprese di trasformazione alimentare, grossisti, cooperative, organizzazioni di produttori o singoli produttori che si trovino a esercitare una qualsiasi delle pratiche commerciali sleali individuate dal legislatore comunitario.

La Direttiva – fra le altre conseguenze positive, in particolare per i produttori – consente a chi subisce una delle suddette pratiche scorrette di inibirne gli effetti, nonché di chiedere risarcimenti danni subiti.

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