Antonio Pinto ottiene sentenza dalla Corte di Appello di Bari: la banca richiedeva 9.000 euro, invece è l’impresa cliente che viene riconosciuta creditrice di 270.000 euro, per anatocismo, interessi e commissioni non dovute

Antonio Pinto ottiene sentenza dalla Corte di Appello di Bari: la banca richiedeva 9.000 euro, invece è l’impresa cliente che viene riconosciuta creditrice di 270.000 euro, per anatocismo, interessi e commissioni non dovute
Con sentenza n. 1983 del 24.11.2020, la Corte d’Appello di Bari, II Sez. Civ. Giudice Relatore dott.ssa C. Noviello, ha confermato la nullità delle clausole relative agli interessi ultra-legali, anatocistici, commissioni di massimo scoperto e spese illegittimamente applicate dalla Banca e ha, quindi, accertato e dichiarato la sussistenza di un saldo di conto corrente positivo di circa € 270.000,00 in favore della società correntista, difesa dall’Avv. Antonio Pinto. Tanto, mentre la banca riteneva di esser creditrice per un saldo passivo di circa 9.000 euro addebitato alla impresa cliente
Tale sentenza assume particolare rilevanza, in quanto, con un’ampia motivazione, ha affermato i seguenti principi:
a)      è sempre ammissibile la domanda di accertamento del saldo del rapporto di conto corrente, ancorché   in corso, in quanto il correntista ha un preciso interesse, anche in costanza di rapporto, ad eliminare tutte le somme illegittimamente addebitate dalla banca sul proprio conto corrente;
b)      in ipotesi di domanda di ripetizione di indebito oggettivo formulata dal cliente dopo la chiusura del conto, l’onere della prova grava sul correntista, il quale deve documentare tutti gli addebiti illegittimamente percepiti dalla Banca, mediante la produzione degli estratti di conto corrente; ove non provveda a produrre tutti gli estratti di conto corrente dall’inizio del rapporto, la ricostruzione del rapporto di dare/avere tra le parti deve essere effettuata partendo dal primo estratto conto prodotto (in senso cronologico);
c)      diversamente, nell’ipotesi in cui sia la Banca ad agire per il pagamento del saldo di conto corrente, la Banca è tenuta a produrre tutti gli estratti di conto corrente a partire dalla sua apertura; ove la produzione sia incompleta, il Giudice non potrà fondarsi sul saldo debitore di apertura del primo degli estratti conto prodotti – in quanto tale valore sarà inficiato dal computo di interessi illegittimamente applicati - ma ricostruirà il rapporto di dar/avere tra le parti, considerando pari a zero il saldo iniziale del primo degli estratti conto prodotti (c.d. saldo zero);
d)     il titolare di un rapporto di conto corrente ha sempre il diritto di ottenere la documentazione relativa al rapporto anche in corso di causa, chiedendone l’esibizione ex art. 210 c.p.c., entro i termini processuali di cui all’art. 183 c.6 c.p.c.; tale diritto sussiste anche in assenza di un’apposita domanda di accesso alla documentazione bancaria formulata da parte del cliente ex art. 119 TUB, prima dell’avvio del giudizio;
e)      il correntista ha sempre diritto alla consegna dei contratti sottoscritti, in forza dei doveri generali di correttezza e buona fede ex art. 1175, 1375 c.c. e art. 117 TUB; né la Banca può sottrarsi a tale obbligo di consegna, eccependo il decorso del limite temporale, dei dieci anni, dell’obbligo della tenuta delle scritture contabili. Infatti, tale limite temporale non riguarda in alcun modo i contratti bancari, che costituiscono la fonte della disciplina dei rapporti obbligatori tra le parti e, come tale, non possono essere distrutti.
Pertanto, in applicazione dei suddetti principi, la Corte d’Appello di Bari ha rideterminato il saldo del conto corrente della società cliente, che (invece di un saldo negativo richiesto dalla BNL) ha visto riconoscersi un saldo positivo di circa 270.000,00 euro.
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